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martedì 16 marzo 2010

CENTRO PER LA PACE E  LA  NONVIOLENZA DELL'OVADESE 
"RACHEL CORRIE"

Piazza Cereseto,7 - 15076 OVADA  AL  tel.  0143 835206  
www.centropacecorrie.it   e-mail info@centropacecorrie.it
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 Francobolli - a cura di enzoeffe
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Innanzitutto occorre informarsi.
Ecco perchè credo ad un'educazione popolare, in contrasto con i media, la scuola, la cultura intellettuale dominante, Quando c'è una pressione popolare qualcosa succede.  
(Noam Chomsky - Due ore di lucidità)
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Quando un popolo che fu vittima  
si trasforma in carnefice allora non puo' piu' invocare a sua difesa i torti subiti in passato
 (da Lista Sinistra)
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Regressione culturale. Quando nel linguaggio dei politici i riferimenti alle encicliche papali sostituiscono quelli agli articoli della Costituzione.
 (da Lista Sinistra)
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Il Centro per la pace e la nonviolenza dell'Ovadese
intende contribuire alla costruzione di un movimento che, dal basso, sappia cambiare la scala delle priorità politiche ponendo al primo posto i temi della pace, dell’ambiente, del disarmo e di uno sviluppo a misura d’uomo che riconosca la dignità di tutti.
( art. 2 dello statuto )


 

in Agenda 

             

organizzano

guerra e pace nel XXI secolo

seminario annuale di riflessione sulle tematiche della nonviolenza e della convivenza civile

sala S.O.M.S.  Via Piave, Ovada  (Al)  venerdi' 19 marzo 2010  h. 21.00

Pier Paolo Poggio
Direttore della Fondazione L. Micheletti di Brescia
 
parlerà  di
SVILUPPO SOSTENIBILE e GREEN ECONOMY

Oggetto di attacchi e critiche sprezzanti, il concetto di sviluppo sostenibile è rapidamente diventato
 l'unico appiglio a cui possono far ricorso l'economia e la politica ufficiali, 
di qualsiasi colore, per dimostrare di essere adeguate ai tempi. 
Sviluppo sostenibile e Green Economy come concetti controversi ma anche terreno 
di confronto fecondo tra movimenti e istituzioni

16 MARZO - GIORNO DELLA COSCIENZA 
GIORNATA RACHEL CORRIE


Questo mese si dibatterà in Israele una causa civile sul caso 

Rachel Cor
rie, proprio nel settimo anniversario della sua uccisione a Gaza. All'età di 23 anni Rachel, attivista e osservatrice per i diritti umani, morì schiacciatada un bulldozer Caterpillar D9R dell'esercito israeliano mentre tentava in modo nonviolento di offrire protezione ad una famiglia palestinese la cui abitazione stava per essere demolita.
La causa è iniziata mercoledì 10 marzo alla Corte Distrettuale di Haifa, Israele. 


         
Per saperne di più leggete l'appello ricevuto da Cindy e Craig Corrie e
la lettera di Cindy
"Today, do something for Rachel"

ed inoltre visitate questi link

http://www.rachelcorriefoundation.org
http://zeitun.ning.com/profiles/blogs/16-marzo-giorno-della
http://www.michaelmoore.com/words/latest-news/i-saw-israeli-bulldozer-kill-rachel-corrie
http://www.veteransforpeace.org/Tributes10.vp.html
http://www.uruknet.info/index.php?p=m63910&hd=&size=1&l=e
http://www.truthdig.com/report/item/rachel_corries_posthumous_day_in_court_20100309
http://rough-moleskin.blogspot.com/2010/03/i-genitori-di-rachel-corrie-chiamano.html

Vi scongiuro, siate indignati (Martin Luther King)

Ricordiamo che la XV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle
vittime delle mafie si celebrerà a Milano sabato 20 marzo 2010.


Il tema al centro della Giornata sarà la dimensione finanziaria delle mafie.
Troppo spesso si licenzia frettolosamente ancora oggi il problema mafie come
 
qualcosa che riguarda solo alcune regioni del Sud Italia.
La corruzione, oggi nuovamente a livelli altissimi come sottolineato dalla
Corte dei Conti, è un fenomeno presente in misura crescente dove ci sono
maggiori possibilità di business: è dunque il Nord tutto a doversi guardare
da questi fenomeni di penetrazione di capitali illeciti.

Libera Alessandria organizza la partecipazione mettendo a disposizione
pullman presumibilmente con i seguenti orari di partenza:
6.30 da Ovada; 6.45 da Alessandria; 7.00 da Casale Monferrato; 7.15 da
Tortona.
La quota di partecipazione è di 10 euro per gli adulti e di 5 euro per i
minori di anni 18.
Chi è interessato contatti Paola Sultana (
paolasultana@tiscali.it) entro
lunedì 8 marzo.

Maggiori informazioni sulla Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo
delle vittime delle mafie su:
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2762

Gli amici della Rete ECO - Ebrei contro l'Occupazione
organizzano un laboratorio per giornalisti tenuto da Shireen Abuakleh corrispondente di Al-Jazeera e da Amira Hass del quotidiano Ha'aretz e collaboratrice di Internazionale da svolgersi a Torino nei giorni 17, 18, 19 aprile 2010 per un totale di 18 ore.
Un laboratorio dove si mettono a fuoco i principali nodi della questione israelo-palestinese.
Un elemento fondamentale per le due parti in conflitto è costituito dalla gestione dell'informazione. Risulta molto evidente lo squilibrio tra lo Stato d'Israele e la parte palestinese a riferire all'opinione pubblica mondiale quanto succede nell'area mediorientale

Come sarà la prossima sollevazione palestinese?
Amira Hass
(Haaretz 03/03/2010)

A giudicare da articoli scritti sia da Israeliani sia da Palestinesi, la prossima intifada è già nell’aria. Si prevede che stia arrivando, i beni informati sanno che sarà "popolare", e si ritiene che essa seguirà il modello di Bil'in e Na'alin.
Alcuni Palestinesi azzardano che l’inizio della ribellione avverrà a Gerusalemme, dove è palpabile l’attrito fra un primo mondo di sopraffazione ed uno afflitto dalla miseria, e dove la presenza del regime di discriminazione si avverte in modo particolarmente violento a causa della continua mescolanza dei due mondi. 
A Gerusalemme, al contrario che nell’enclave di Ramallah, è impossibile fingere che la situazione sia normale.

Che avvenga a Gerusalemme o a Bil’in, comunque, la vera sfida che si troveranno di fronte gli iniziatori della prossima rivolta –sempre che scoppi davvero- sarà quella di impedire che essa degeneri in una cosiddetta lotta armata, che esproprierebbe inevitabilmente la lotta dalla massa. La militarizzazione della seconda intifada portò a gravi disastri –personali, collettivi e geo-politici. Anche se ufficiosamente molti lo ammettono, numerosi fattori impediscono tuttora la nascita di un franco dibattito pubblico.

Per anni la teorizzazione di una lotta armata che portasse alla liberazione e all’indipendenza è stata ritenuta sacra. Molti non si sentono di criticare pubblicamente la soluzione militare, come se in questo modo si disonorassero i morti, i feriti, i prigionieri e le loro famiglie.

Il movimento di Hamas non soltanto ha rivendicato il termine "resistenza" – mugawama -, ma è anche riuscito ad imporre la versione che la propria resistenza armata sia stata vantaggiosa. Secondo tale versione, questa resistenza ha impedito che l’Autorità Palestinese e l’OLP capitolassero nei confronti dei diktat israeliani negli anni Novanta, ha costretto le forze di occupazione israeliane a ritirarsi dalla Striscia di Gaza (e presto sarà anche il turno di Gerusalemme e Ashkelon), e impedito che la Striscia di Gaza venisse occupata nel 2009.

La verità invece è che gli attacchi kamikaze contro i civili hanno fornito ad Israele su un piatto d’argento l’opportunità di dare attuazione a progetti, che sono sempre esistiti, di confiscare sempre più terre ai Palestinesi, ricorrendo al pretesto della "sicurezza". L’uso delle armi non ha fermato l’espansione colonialistica degli insediamenti ebraici, anzi. E l’uso delle armi ha semplicemente accelerato un processo che Israele aveva iniziato nel 1991: recidere ogni legame fra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

Ad una conferenza di studi sull’agenda politica di Hamas tenuta due settimane fa a Ramallah, un influente membro del movimento si è vantato del fatto che a sentir lui la resistenza sarebbe riuscita a sconvolgere il corso della vita normale in Israele. 
Secondo la stessa logica propagandistica, in passato Hamas era riuscita a "vendere" al suo pubblico l"efficacia" degli attacchi suicidi e del lancio dei missili Qassam.

Ma Israele ha dimostrato di sapere sfruttare benissimo le rudimentali armi palestinesi per sviluppare ed aggiornare la propria sofisticata industria della sicurezza e l’importante competenza nel settore dell’export, e anche per aumentare il suo vantaggio nella scena politica mondiale. 

Questo nesso è assente dal dibattito pubblico consentito in tema di "lotta armata".
Se la discussione si svolgerà liberamente si aprirà il vaso di Pandora all’interno del movimento di Fatah, in quanto ci si chiederà perché i suoi leader abbiano incoraggiato l’uso delle armi ("sparare alle nuvole", come lo definì un oppositore di formazione militare dentro a Fatah). 

Una spiegazione possibile –anche se non l’unica- è che nelle prime dimostrazioni popolari nel settembre e ottobre del 2000, Yasser Arafat ed i suoi avvertirono una chiara critica nei confronti del governo dell’Autorità Palestinese e di Fatah. Per zittire tali critiche lasciarono che i giovani giocassero davanti a loro –come il re Davide e la sua gente nel secondo libro di Samuele (2:14). E molti giovani giocarono con le armi per ottenere prestigio sociale ed economico all’interno del movimento e dell’Autorità Palestinese. 

Quando gli uomini di Fatah oggi osano rinnegare la santità della lotta armata, il fatto di essere reputati una massa di corrotti sminuisce agli occhi della gente la validità dei loro argomenti, per quanto logici essi siano.Un’altra sfida che si troveranno di fronte gli iniziatori della ribellione popolare, se poi scoppierà davvero nell’immediato futuro, è in realtà una sfida che dovrà essere affrontata dalla società israeliana. 

La questione è se essa abbraccerà di nuovo la fuorviante narrativa del suo esercito e dei suoi politici ("i Palestinesi ci hanno attaccato", "terrore") e permetterà che, come nelle due precedenti intifada, reprimano la rivolta facendo ricorso a mezzi sproporzionati e letali. Sono questi mezzi letali che agli occhi dei Palestinesi fanno apparire il dominio israeliano dal 1948 ad oggi come una serie di atti cruenti.

La questione è se Israele si inventerà nuovamente dei sistemi logistici e burocratici invece di prestare attenzione al messaggio politico. La normalità non sarà possibile per Israele finché essa perpetuerà la sequenza di espropriazioni iniziata nel 1948.

traduzione di Stefania Fusero

Colombia, in aumento nel 2009 gli attacchi contro le popolazioni native. Nuovo rapporto di Amnesty International - http://www.amnesty.it/index.html/L/IT

Colombia, dipartimento di Chocó, 2007: ragazze della comunità di Embera Katío al lavoro. © Pastoral Indígena, Archivo Diócesis de Quibdó

Secondo un rapporto presentato oggi da Amnesty International, nel corso del 2009 gli attacchi contro le popolazioni native della Colombia sono aumentati e hanno costretto molte comunità a lottare per la loro stessa sopravvivenza. 

Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani, intitolato "La lotta per la sopravvivenza e la dignità: le violazioni dei diritti umani contro le popolazioni native della Colombia", chiama in causa i gruppi della guerriglia, le forze di sicurezza e i paramilitari, responsabili di omicidi, sparizioni, sequestri di persona, minacce, abusi sessuali contro le donne, arruolamento di bambini soldato, espulsioni dalle terre e persecuzione ai danni degli attivisti."Le popolazioni native colombiane sono sempre più sotto attacco. 

Il governo deve agire immediatamente per proteggerle
" - ha dichiarato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty International sulla Colombia.Secondo i dati forniti dall'Organizzazione nazionale indigena della Colombia, solo nel 2009 almeno 114 nativi, compresi donne e bambini, sono stati uccisi e migliaia costretti a lasciare le proprie terre. I crimini commessi nei loro confronti vengono raramente sottoposti a indagini da parte delle autorità.Le migliaia di nativi espulsi dalle terre vivevano spesso in aree dove erano in corso violenti scontri militari o su terre ricche dal punto di vista della biodiversità e delle riserve minerarie e petrolifere. Molti altri nativi sono stati costretti a rimanere perché i gruppi armati hanno minato le zone circostanti.

L'accesso al cibo e alle cure mediche essenziali è stato a sua volta bloccato dalle forze in conflitto, con l'argomento che altrimenti sarebbero stati consegnati al "nemico". Tutti i protagonisti di questo scontro hanno occupato scuole usandole come basi militari, negando l'accesso all'istruzione alle comunità native e mettendo in pericolo l'incolumità degli insegnanti."Se le autorità non si muovono rapidamente per proteggere le comunità native, molte di esse rischiano di sparire" - ha commentato Pollack.

Oltre la metà dei nativi uccisi nel 2009 apparteneva alla comunità awá. Questa comunità possiede collettivamente il terreno e i fiumi del "resguardo" (riserva indigena) di El Gran Rosario, situato nella municipalità di Tumaco, nel dipartimento sudoccidentale di Nariño. La zona riveste un'importanza strategica per le parti in conflitto e vede l'attiva presenza dei guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc) e dell'Esercito di liberazione nazionale, delle forze di sicurezza e dei narcotrafficanti.Il 26 agosto 2009, 12 awá, compresi sei bambini e un neonato di otto mesi, sono stati uccisi e molti altri sono stati feriti da uomini incappucciati che indossavano uniformi militari. 

Tra le vittime, Tullia García, assassinata insieme ai figli, aveva assistito all'omicidio del marito Gonzalo Rodríguez, ucciso dai militari il 23 maggio dello stesso anno, e da allora aveva ricevuto minacce di morte.Dopo il massacro, 300 awá, tra cui 100 bambini, sono fuggiti verso Tumaco, lasciando case, beni personali e bestiame alle loro spalle. Settimane dopo l'arrivo in città, vivevano ancora in luoghi di fortuna o dormivano all'aperto, con poco cibo, acqua scarsa e senza servizi igienici.Il 4 febbraio 2009, 15 awá, tra cui due donne incinte, erano stati assassinati dalle Farc nella municipalità di Barbacoas, dipartimento di Nariño.Amnesty International chiede a tutte le parti attive nel conflitto di rispettare il diritto delle comunità native a non essere coinvolte e trascinate nelle ostilità e di tutelare i territori in cui esse vivono e da cui dipendono per il loro sostentamento. 

Il conflitto armato che va avanti da 40 anni ha coinvolto milioni di persone in tutto il paese provocando decine di migliaia di uccisioni, torture e sparizioni. La maggior parte delle vittime sono civili.
 
Roma, 23 febbraio 2010

Opinioni

 Questa pagina riporta i contenuti di alcune tra le e-mail  inviate a opinioni@centropacecorrie.it  e vuole essere un contributo   alla discussione ed alla comprensione reciproca. 

posted by   "Stefania Fusero"  in data   14 marzo 2010
 
oggetto : "Rachel Corrie e processo.."

Sono stupita ma contenta di avere ricevuto la seguente risposta all'appello inoltrato a nome della famiglia Corrie. Avevo incluso, senza molte speranze, anche la redazione del Manifesto fra i destinatari ed ecco una risposta critica del corrispondente- ora perlomeno sappiamo che anche loro conoscono la nostra esistenza...

Stefania

From: mgiorgio@ilmanifesto.it

Grazie per la segnalazione. Tuttavia, ho deciso (con dispiacere) di dedicare, in questa occasione, una attenzione meno ampia che
in passato alla vicenda di Rachel Corrie. Con tutto il rispetto per i familiari, non ho condiviso la decisione di chiedere un
risarcimento economico alle autorita' israeliane, peraltro, si dice, su suggerimento di funzionari governativi statunitensi.
L'uccisione di Rachel era e resta un caso politico internazionale. Aver chiesto un processo fondato su di una
richiesta risarcitoria non rende giustizia alla memoria della giovane attivista americana, vittima di un "crimine politico".

Cordiali saluti

Michele Giorgio
Corrispondente a Gerusalemme del Manifesto

posted by   "Stefania Fusero"  in data   14 marzo 2010
 
oggetto : "risposta a Michele Giorgio su Rachel Corrie e processo.."

Gentile Michele Giorgio,
Ringrazio lei per l'attenzione ed ovviamente rispetto la sua decisione.
Anche se personalmente posso, come lei, non condividere la decisione di Cindy e Craig di chiedere un risarcimento economico alle autorità israeliane, ritengo però che sia essenziale che le informazioni su ciò che accade in quell'area circolino comunque il più possibile, e che il ricordo di Rachel non venga cancellato, qualunque siano le decisioni prese dalla sua
famiglia.
I più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
Stefania Fusero

posted by   "Grazia Poggio"  in data   14 marzo 2010
 
oggetto : "Rachel Corrie e processo.."

Con tutto il rispetto credo che come giornalista dovrebbe diffondere al massimo la notizia,  proprio perchè è una vicenda di carattere politico internazionale dovrebbe far riflettere tutti e avere sempre un grande spazio.

Per quanto riguarda l'errore della famiglia di rachel..non credo che Cindy e Craig Corrie si possano giudicare, e personalmente sono con loro, per me hanno fatto bene, tanto più che avendoli conosciuti sono totalmente sicura che quei soldi, se dovessero vincere, di certo non se l'intascheranno ma li useranno per qualcosa di giusto in nome di Rachel .

un abbraccio

Grazia

posted by   "Pier Paolo Poggio"  in data   16 gennaio 2010
 
oggetto : "Non sono ancora riuscito ad incontrare qualcuno che si proclami schiettamente razzista.."

Non sono ancora riuscito ad incontrare qualcuno che si proclami schiettamente razzista, soprattutto non riesco a trovare uno scritto un cui si proclami apertamente una posizione razzista, e la si argomenti. Soprattutto nel secondo caso sarei molto grato a chi volesse aiutarmi nella ricerca. Emerge infatti un problema molto serio, che non si poneva affatto nel passato quando il razzismo era apertamente proclamato e propugnato. Il problema è il seguente: se le forze politiche che sono al governo, e talvolta anche quelle che sono all'opposizione, non sono razziste allora la politica che perseguono e che proclamano è totalmente insensata. La cosa è altrettanto e ancor più vera per le persone comuni che votano quelle forze poltiche e che, pur proclamandosi, non razziste vorrebbero far sparire tutti gli stranieri o extraconunitari o negri (come adesso si comincia apertamente a dire) dall'Italia.

Mi si dirà che in realtà le forze politiche in questione e le persone che le votano sono effettivamente razziste ma che evitano di proclamarlo perché politicamente scorretto.Temo che non sia così, il problema è più serio e non immediatamente risolvibile. Il razzismo "non razzista", e per di più autolesionista, rappresenta una sindrome nuova, una patalogia inedita che non può essere affrontata con gli strumenti tradizionali della critica al razzismo.

L'altra questione molto interessante da capire è perché tale sindrome si manifesti con più virulenza in Italia, un Paese caratterizzato storicamente da un razzismo a bassa intensità.

Pier Paolo Poggio. 

16/01/10 6:25:09 pm

 

  Buone notizie:

 

LE STIAMO ASPETTANDO!!!

 

Webmix magazine  "non siamo gentili"
(a cura di enzoeffe)

Da Il Manifesto del 16 marzo 2010

Se Israele umilia Obama ( segnali di una nuova Intifada? )
di Ali Rashid

Forte di una grande lobby che controlla il Congresso e i mezzi d'informazione, Israele è convinta che gli Stati uniti e di conseguenza l'intero Occidente prima o poi sosterranno qualsiasi decisione che essa assuma nei confronti del popolo palestinese. E non si può dargli torto, perché finora le cose sono andate in questo modo. L'attuale amministrazione americana ha subito continue umiliazioni e ha dovuto più di una volta fare marcia indietro a causa dell'intransigenza del governo Netanyahu. A differenza del passato, i margini di manovra della Casa bianca in Medio Oriente sono assai più ristretti. E la colonizzazione ebraica in grande stile in Cisgiordania e in particolare a Gerusalemme est mette a repentaglio tutta la strategia americana nella regione e demolisce l'alleanza fragile che sta costruendo in vista di un disimpegno dall'Iraq e nell'intento di creare un grande fronte anti-iraniano. ......

Proprio mentre segnali di una nuova Intifada si moltiplicano ogni giorno e il tema della difesa di Gerusalemme est, sottoposta ad una continua espulsione dei palestinesi, trova sempre più convergenza tra forze laiche e religiose in Palestina e in tutto il mondo islamico.

LEGGI l'articolo su http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100316/pagina/01/pezzo/273700/

Da peace reporter del 16 marzo 2010

Israele, il giorno della collera
di Luca Galassi

Usa e palestinesi infuriati dopo le dichiarazioni di Netanyahu su Gerusalemme Est, dove palestinesi si sono scontrati coi poliziotti israeliani

Il giorno dopo le insolenti dichiarazioni del Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ("continueremo a costruire insediamenti come abbiamo fatto negli ultimi 42 anni"), gli Stati Uniti sospendono la visita dell'inviato speciale in Medio Oriente, George Mitchell.

La Casa Bianca vuole risposte, pena la definitiva cancellazione della missione di Mitchell e l'ulteriore aggravamento di una crisi che in questi giorni ha fatto toccare ai rapporti tra i due Paesi il minimo storico. L'alta tensione e' iniziata alla vigilia della visita del vice-presidente Joe Biden, con l'annuncio della costruzione di 112 nuove case, proseguita durante i colloqui tra Biden e Netanyahu con la presentazione di un piano per edificare 1.600 unita' abitative e ha raggiunto il suo apice con il Primo ministro israeliano che ha deciso di gettare la maschera sulle reali intenzioni del suo governo, ostaggio sempre di piu' della destra e della lobby dei coloni. Non e' solo a rischio il processo di pace, ma un'intero quadro di relazioni diplomatiche e di equilibri geopolitici che, con la mediazione Usa e l'avallo dei palestinesi dopo un anno di stallo, si stavano faticosamente ricreando.

LEGGI l'articolo su it.peacereporter.net/articolo/20780/Israele,+il+giorno+della+collera

Da peace reporter del 12 marzo 2010

Diossina: il colosso siderurgico Ilva perde le staffe. Ma intanto a Taranto non si può più pascolare

La più grande acciaieria europea si irrita perché PeaceLink ottiene dall'Arpa Puglia i più recenti dati sulla diossina e li fornisce per una pubblica divulgazione. E intanto la Regione Puglia vieta il pascolo un un raggio di 20 chilometri dall'area industriale: c'è troppa diossina. Il bestiame si contamina e la gente si prende il cancro.

12 marzo 2010 - Alessandro Marescotti

LEGGI l'articolo su http://www.peacelink.it/editoriale/a/31346.html

 

 

 

 

LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE FA PAURA!!!!

Dal Centro Pace


Agli amici, agli associati, ai simpatizzanti 

In occasione della ripresa dell'attività dopo la pausa invernale,il Centro Pace "Rachel Corrie" di Ovada intende riallacciare i nodi della rete di rapporti con quanti ne condividono le finalità. 

 L' Assemblea dei Soci, avvenuta in data 12 gennaio u.s. ha  rinnovato gli organi elettivi:

Presidente : Massimo Arata -  Tesoriere . Giorgio Marenco
Direttivo : Massimo Arata-Sabrina Caneva - Stefania Fusero - Enzo Ferrando - Claudia Siri - Rita Schiavon - Giorgio Marenco - Giorgio De Grandi - Pier Paolo Poggio - Pietro Tonelli (Banca del Tempo) - Amelia Maranzana - Marcello Oddone - Silvana Garrone – Raffaella Romagnolo - Federico Fornaro .

Altri nominativi singoli e rappresentati di Associazioni sono invitati permanenti al Direttivo allargato. Ci teniamo però a precisare anche che qualunque iscritto voglia partecipare ai Direttivi, che si tengono sempre presso la nostra Sede in piazza Cereseto ad Ovada, ci farà cosa gradita segnalando il proprio nominativo alla Segreteria del Centro 
(Tel 0143.835206 oppure via mail a segreteria@centropacecorrie.it ).  Verrà così avvisato sulle date delle riunioni dei Direttivi stessi.

Nel nostro sito troverete le informazioni sulle iniziative del Centro .


Nello scorso mese di settembre si è  conclusa con straordinario successo la terza edizione del Premio TESTIMONE di PACE (www.testimonedipace.org) , che ha contribuito, insieme alle precedenti edizioni, a far conoscere il nostro Centro Pace "Rachel Corrie" in ambito nazionale e anche internazionale.

Come vedi, le iniziative che stiamo svolgendo sono tante, sicuramente belle ed utili al nostro scopo di costruzione di una cultura di pace e di nonviolenza .
                  Ma … per fare tutto ciò abbiamo bisogno anche di te !

Ci auguriamo quindi di vederti presto.  L’orario di apertura della Sede del Centro di Piazza Cereseto è
                       Martedì’ e Giovedì dalle 16.00 alle 19.00 - Sabato dalle 9.00 alle 12.00

Infine, ti ricordiamo che è possibile iscriversi o rinnovare la propria adesione al Centro Pace venendoci a trovare in Sede oppure contattandoci telefonicamente al numero 0143 835206  od  attraverso e-mail segreteria@centropacecorrie.it

Anche per l’anno 2009, la Tessera di iscrizione o il rinnovo è di 

      15 Euro per le persone singole
5 Euro per gli studenti 
  25 Euro per le associazioni.

Saluti di pace a tutti !
Il Presidente Massimo Arata