Francobolli
- a cura
di enzoeffe ------------------------
Innanzitutto
occorre informarsi. Ecco
perchè credo ad un'educazione popolare, in contrasto con i media, la
scuola, la cultura intellettuale dominante, Quando c'è una pressione
popolare qualcosa succede. (Noam
Chomsky - Due ore di lucidità)
------------------------
------------------------ Quando
un popolo che fu vittima
si trasforma in carnefice allora non puo'
piu' invocare a sua difesa i torti subiti in passato (da Lista
Sinistra) ------------------------
------------------------ Regressione
culturale. Quando nel linguaggio dei politici i riferimenti alle
encicliche papali sostituiscono quelli agli articoli della Costituzione. (da
Lista Sinistra)
------------------------
Questo
sito è reso possibile
grazie alla collaborazione
volontaria dei soci del
Centro Pace "Rachel Corrie"
ed è perennemente
Ci
scusiamo per eventuali errori o malfunzionamenti e Vi invitiamo
cortesemente a segnalarli a webmaster@centropacecorrie.it
sei
il visitatore n°
benvenuto!
risoluzione
consigliata
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Il
Centro per la pace e la nonviolenza dell'Ovadese intende
contribuire alla costruzione di un movimento che, dal basso, sappia
cambiare la scala delle priorità politiche ponendo al primo posto i temi
della pace, dell’ambiente, del disarmo e di uno sviluppo a misura d’uomo
che riconosca la dignità di tutti. ( art. 2 dello statuto )
in
Agenda
organizzano
guerra
e pace nel XXI secolo
seminario annuale di
riflessione sulle tematiche della nonviolenza e della convivenza civile
sala
S.O.M.S. Via Piave, Ovada (Al) venerdi' 19 marzo 2010 h. 21.00 Pier
Paolo Poggio
Direttore della
Fondazione L. Micheletti di Brescia parlerà
di SVILUPPO
SOSTENIBILE e GREEN ECONOMY
Oggetto
di attacchi e critiche sprezzanti, il concetto di sviluppo sostenibile
è rapidamente diventato
l'unico appiglio a cui possono far ricorso l'economia e la politica
ufficiali,
di qualsiasi colore, per dimostrare di essere adeguate ai tempi. Sviluppo sostenibile e Green Economy come concetti controversi ma
anche terreno
di confronto fecondo tra movimenti e istituzioni
16
MARZO - GIORNO DELLA COSCIENZA
GIORNATA
RACHEL CORRIE
Questo mese si dibatterà in Israele una causa civile sul caso
Rachel Corrie,
proprio nel settimo anniversario della sua uccisione a Gaza. All'età
di 23
anni Rachel, attivista e osservatrice per i diritti umani, morì
schiacciatada un bulldozer
Caterpillar D9R dell'esercito israeliano mentre tentava in modo
nonviolento di offrire protezione
ad una famiglia palestinese la cui abitazione stava per essere
demolita.
La causa è iniziata mercoledì 10 marzo alla Corte Distrettuale di
Haifa, Israele.
Vi
scongiuro, siate indignati (Martin
Luther King)
Ricordiamo
che la XV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle
vittime delle mafie si celebrerà a Milano sabato 20 marzo 2010.
Il tema al centro della Giornata sarà la dimensione finanziaria delle
mafie.
Troppo spesso si licenzia frettolosamente ancora oggi il problema mafie
come
qualcosa
che riguarda solo alcune regioni del Sud Italia.
La corruzione, oggi nuovamente a livelli altissimi come sottolineato dalla
Corte dei Conti, è un fenomeno presente in misura crescente dove ci sono
maggiori possibilità di business: è dunque il Nord tutto a doversi
guardare
da questi fenomeni di penetrazione di capitali illeciti.
Libera Alessandria organizza la partecipazione mettendo a disposizione
pullman presumibilmente con i seguenti orari di partenza:
6.30 da Ovada; 6.45 da Alessandria; 7.00 da Casale Monferrato; 7.15 da
Tortona.
La quota di partecipazione è di 10 euro per gli adulti e di 5 euro per i
minori di anni 18.
Chi è interessato contatti Paola Sultana (paolasultana@tiscali.it)
entro
lunedì 8 marzo.
Gli
amici della Rete ECO - Ebrei contro l'Occupazione
organizzano un
laboratorio per giornalisti tenuto da Shireen Abuakleh corrispondente di
Al-Jazeera e da Amira Hass del quotidiano Ha'aretz e collaboratrice di
Internazionale da svolgersi a Torino nei giorni 17, 18, 19 aprile 2010 per
un totale di 18 ore.
Un laboratorio dove si mettono a fuoco i principali nodi della questione
israelo-palestinese.
Un elemento fondamentale per le due parti in conflitto è costituito dalla
gestione dell'informazione. Risulta molto evidente lo squilibrio tra lo
Stato d'Israele e la parte palestinese a riferire all'opinione pubblica
mondiale quanto succede nell'area mediorientale
Come
sarà la prossima sollevazione palestinese?
Amira Hass
(Haaretz 03/03/2010)
A
giudicare da articoli scritti sia da Israeliani sia da Palestinesi, la
prossima intifada è già nell’aria. Si prevede che stia arrivando, i
beni informati sanno che sarà "popolare", e si ritiene che essa
seguirà il modello di Bil'in e Na'alin.
Alcuni Palestinesi azzardano che l’inizio della ribellione avverrà a
Gerusalemme, dove è palpabile l’attrito fra un primo mondo di
sopraffazione ed uno afflitto dalla miseria, e dove la presenza del regime
di discriminazione si avverte in modo particolarmente violento a causa
della continua mescolanza dei due mondi.
A Gerusalemme, al contrario che nell’enclave di Ramallah, è impossibile
fingere che la situazione sia normale.
Che avvenga a Gerusalemme o a Bil’in, comunque, la vera sfida che si
troveranno di fronte gli iniziatori della prossima rivolta –sempre che
scoppi davvero- sarà quella di impedire che essa degeneri in una
cosiddetta lotta armata, che esproprierebbe inevitabilmente la lotta dalla
massa. La militarizzazione della seconda intifada portò a gravi disastri
–personali, collettivi e geo-politici. Anche se ufficiosamente molti lo
ammettono, numerosi fattori impediscono tuttora la nascita di un franco
dibattito pubblico.
Per anni la teorizzazione di una lotta armata che portasse alla
liberazione e all’indipendenza è stata ritenuta sacra. Molti non si
sentono di criticare pubblicamente la soluzione militare, come se in
questo modo si disonorassero i morti, i feriti, i prigionieri e le loro
famiglie.
Il movimento di Hamas non soltanto ha rivendicato il termine
"resistenza" – mugawama -, ma è anche riuscito ad imporre la
versione che la propria resistenza armata sia stata vantaggiosa. Secondo
tale versione, questa resistenza ha impedito che l’Autorità Palestinese
e l’OLP capitolassero nei confronti dei diktat israeliani negli anni
Novanta, ha costretto le forze di occupazione israeliane a ritirarsi dalla
Striscia di Gaza (e presto sarà anche il turno di Gerusalemme e Ashkelon),
e impedito che la Striscia di Gaza venisse occupata nel 2009.
La verità invece è che
gli attacchi kamikaze contro i civili hanno fornito ad Israele su un
piatto d’argento l’opportunità di dare attuazione a progetti, che
sono sempre esistiti, di confiscare sempre più terre ai Palestinesi,
ricorrendo al pretesto della "sicurezza". L’uso delle armi non
ha fermato l’espansione colonialistica degli insediamenti ebraici, anzi.
E l’uso delle armi ha semplicemente accelerato un processo che Israele
aveva iniziato nel 1991: recidere ogni legame fra la Striscia di Gaza e la
Cisgiordania.
Ad una conferenza di studi sull’agenda politica di Hamas tenuta due
settimane fa a Ramallah, un influente membro del movimento si è vantato
del fatto che a sentir lui la resistenza sarebbe riuscita a sconvolgere il
corso della vita normale in Israele.
Secondo la stessa logica propagandistica, in passato Hamas era riuscita a
"vendere" al suo pubblico l"efficacia" degli attacchi
suicidi e del lancio dei missili Qassam.
Ma Israele ha dimostrato di sapere sfruttare benissimo le rudimentali armi
palestinesi per sviluppare ed aggiornare la propria sofisticata industria
della sicurezza e l’importante competenza nel settore dell’export, e
anche per aumentare il suo vantaggio nella scena politica mondiale.
Questo nesso è assente dal dibattito pubblico consentito in tema di
"lotta armata".
Se la discussione si svolgerà liberamente si aprirà il vaso di Pandora
all’interno del movimento di Fatah, in quanto ci si chiederà perché i
suoi leader abbiano incoraggiato l’uso delle armi ("sparare alle
nuvole", come lo definì un oppositore di formazione militare dentro
a Fatah).
Una spiegazione possibile –anche se non l’unica- è che nelle prime
dimostrazioni popolari nel settembre e ottobre del 2000, Yasser Arafat ed
i suoi avvertirono una chiara critica nei confronti del governo dell’Autorità
Palestinese e di Fatah. Per zittire tali critiche lasciarono che i giovani
giocassero davanti a loro –come il re Davide e la sua gente nel secondo
libro di Samuele (2:14). E molti giovani giocarono con le armi per
ottenere prestigio sociale ed economico all’interno del movimento e dell’Autorità
Palestinese.
Quando gli uomini di Fatah oggi osano rinnegare la santità della lotta
armata, il fatto di essere reputati una massa di corrotti sminuisce agli
occhi della gente la validità dei loro argomenti, per quanto logici essi
siano.Un’altra sfida che si troveranno di fronte gli iniziatori della
ribellione popolare, se poi scoppierà davvero nell’immediato futuro, è
in realtà una sfida che dovrà essere affrontata dalla società
israeliana.
La questione è se essa abbraccerà di nuovo la fuorviante narrativa del
suo esercito e dei suoi politici ("i Palestinesi ci hanno
attaccato", "terrore") e permetterà che, come nelle due
precedenti intifada, reprimano la rivolta facendo ricorso a mezzi
sproporzionati e letali. Sono questi mezzi letali che agli occhi dei
Palestinesi fanno apparire il dominio israeliano dal 1948 ad oggi come una
serie di atti cruenti.
La questione è se Israele si inventerà nuovamente dei sistemi logistici
e burocratici invece di prestare attenzione al messaggio politico. La
normalità non sarà possibile per Israele finché essa perpetuerà la
sequenza di espropriazioni iniziata nel 1948.
traduzione di Stefania Fusero
Colombia,
in aumento nel 2009 gli attacchi contro le popolazioni native. Nuovo
rapporto di Amnesty International - http://www.amnesty.it/index.html/L/IT
Secondo
un rapporto presentato oggi da Amnesty International, nel corso del 2009
gli attacchi contro le popolazioni native della Colombia sono aumentati e
hanno costretto molte comunità a lottare per la loro stessa
sopravvivenza.
Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani, intitolato "La
lotta per la sopravvivenza e la dignità: le violazioni dei diritti umani
contro le popolazioni native della Colombia", chiama in causa i
gruppi della guerriglia, le forze di sicurezza e i paramilitari,
responsabili di omicidi, sparizioni, sequestri di persona, minacce, abusi
sessuali contro le donne, arruolamento di bambini soldato, espulsioni
dalle terre e persecuzione ai danni degli attivisti."Le
popolazioni native colombiane sono sempre più sotto attacco.
Il governo deve agire immediatamente per proteggerle" - ha
dichiarato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty International sulla
Colombia.Secondo i dati forniti dall'Organizzazione nazionale indigena
della Colombia, solo nel 2009 almeno 114 nativi, compresi donne e bambini,
sono stati uccisi e migliaia costretti a lasciare le proprie terre. I
crimini commessi nei loro confronti vengono raramente sottoposti a
indagini da parte delle autorità.Le migliaia di nativi espulsi dalle
terre vivevano spesso in aree dove erano in corso violenti scontri
militari o su terre ricche dal punto di vista della biodiversità e delle
riserve minerarie e petrolifere. Molti altri nativi sono stati costretti a
rimanere perché i gruppi armati hanno minato le zone circostanti.
L'accesso al cibo e alle cure mediche essenziali è stato a sua volta
bloccato dalle forze in conflitto, con l'argomento che altrimenti
sarebbero stati consegnati al "nemico". Tutti i protagonisti di
questo scontro hanno occupato scuole usandole come basi militari, negando
l'accesso all'istruzione alle comunità native e mettendo in pericolo
l'incolumità degli insegnanti."Se le autorità non si muovono
rapidamente per proteggere le comunità native, molte di esse rischiano di
sparire" - ha commentato Pollack.
Oltre la metà dei nativi uccisi nel 2009 apparteneva alla comunità awá.
Questa comunità possiede collettivamente il terreno e i fiumi del "resguardo"
(riserva indigena) di El Gran Rosario, situato nella municipalità di
Tumaco, nel dipartimento sudoccidentale di Nariño. La zona riveste
un'importanza strategica per le parti in conflitto e vede l'attiva
presenza dei guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc)
e dell'Esercito di liberazione nazionale, delle forze di sicurezza e dei
narcotrafficanti.Il 26 agosto 2009, 12 awá, compresi sei bambini e un
neonato di otto mesi, sono stati uccisi e molti altri sono stati feriti da
uomini incappucciati che indossavano uniformi militari.
Tra le vittime, Tullia García, assassinata insieme ai figli, aveva
assistito all'omicidio del marito Gonzalo Rodríguez, ucciso dai militari
il 23 maggio dello stesso anno, e da allora aveva ricevuto minacce di
morte.Dopo il massacro, 300 awá, tra cui 100 bambini, sono fuggiti verso
Tumaco, lasciando case, beni personali e bestiame alle loro spalle.
Settimane dopo l'arrivo in città, vivevano ancora in luoghi di fortuna o
dormivano all'aperto, con poco cibo, acqua scarsa e senza servizi
igienici.Il 4 febbraio 2009, 15 awá, tra cui due donne incinte, erano
stati assassinati dalle Farc nella municipalità di Barbacoas,
dipartimento di Nariño.Amnesty International chiede a tutte le parti
attive nel conflitto di rispettare il diritto delle comunità native a non
essere coinvolte e trascinate nelle ostilità e di tutelare i territori in
cui esse vivono e da cui dipendono per il loro sostentamento.
Il conflitto armato che va avanti da 40 anni ha coinvolto milioni di
persone in tutto il paese provocando decine di migliaia di uccisioni,
torture e sparizioni. La maggior parte delle vittime sono civili.
Roma, 23 febbraio 2010
Opinioni
Questa
pagina riporta i contenuti di alcune tra le e-mail inviate a opinioni@centropacecorrie.it
e vuole essere un contributo alla discussione ed alla
comprensione reciproca.
posted
by "Stefania
Fusero" in
data 14 marzo 2010
oggetto :
"Rachel
Corrie e processo.."
Sono
stupita ma contenta di avere ricevuto la seguente risposta all'appello
inoltrato a nome della famiglia Corrie. Avevo incluso, senza molte speranze,
anche la redazione del Manifesto fra i destinatari ed ecco una risposta
critica del corrispondente- ora perlomeno sappiamo che anche loro conoscono
la nostra esistenza...
Grazie
per la segnalazione. Tuttavia, ho deciso (con dispiacere) di dedicare, in
questa occasione, una attenzione meno ampia che
in passato alla vicenda di Rachel Corrie. Con tutto il rispetto per i
familiari, non ho condiviso la decisione di chiedere un
risarcimento economico alle autorita' israeliane, peraltro, si dice, su
suggerimento di funzionari governativi statunitensi.
L'uccisione di Rachel era e resta un caso politico internazionale. Aver
chiesto un processo fondato su di una
richiesta risarcitoria non rende giustizia alla memoria della giovane
attivista americana, vittima di un "crimine politico".
Cordiali saluti
Michele Giorgio
Corrispondente a Gerusalemme del Manifesto
posted
by "Stefania
Fusero" in
data 14 marzo 2010
oggetto :
"risposta
a Michele Giorgio su Rachel Corrie e processo.."
Gentile
Michele Giorgio,
Ringrazio lei per l'attenzione ed ovviamente rispetto la sua decisione.
Anche se personalmente posso, come lei, non condividere la decisione di
Cindy e Craig di chiedere un risarcimento economico alle autorità
israeliane, ritengo però che sia essenziale che le informazioni su ciò che
accade in quell'area circolino comunque il più possibile, e che il ricordo
di Rachel non venga cancellato, qualunque siano le decisioni prese dalla sua
famiglia.
I più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
Stefania Fusero
posted
by "Grazia
Poggio" in
data 14 marzo 2010
oggetto :
"Rachel
Corrie e processo.."
Con tutto il rispetto credo che
come giornalista dovrebbe diffondere al massimo la notizia, proprio
perchè è una vicenda di carattere politico internazionale
dovrebbe far riflettere tutti e avere sempre un grande spazio.
Per quanto riguarda l'errore della
famiglia di rachel..non credo che Cindy e Craig Corrie si
possano giudicare, e personalmente sono con loro, per me hanno fatto bene,
tanto più che avendoli conosciuti sono totalmente sicura che quei soldi,
se dovessero vincere, di certo non se l'intascheranno ma li useranno per
qualcosa di giusto in nome di Rachel .
un abbraccio
Grazia
posted
by "Pier
Paolo Poggio" in
data 16 gennaio 2010
oggetto :
"Non
sono ancora riuscito ad incontrare qualcuno che si proclami schiettamente
razzista.."
Non sono ancora riuscito ad
incontrare qualcuno che si proclami schiettamente razzista, soprattutto non
riesco a trovare uno scritto un cui si proclami apertamente una posizione
razzista, e la si argomenti. Soprattutto nel secondo caso sarei molto grato
a chi volesse aiutarmi nella ricerca. Emerge infatti un problema molto
serio, che non si poneva affatto nel passato quando il razzismo era
apertamente proclamato e propugnato. Il problema è il seguente: se le forze
politiche che sono al governo, e talvolta anche quelle che sono
all'opposizione, non sono razziste allora la politica che perseguono e che
proclamano è totalmente insensata. La cosa è altrettanto e ancor più vera
per le persone comuni che votano quelle forze poltiche e che, pur
proclamandosi, non razziste vorrebbero far sparire tutti gli stranieri o
extraconunitari o negri (come adesso si comincia apertamente a dire)
dall'Italia.
Mi si dirà che in realtà le forze
politiche in questione e le persone che le votano sono effettivamente
razziste ma che evitano di proclamarlo perché politicamente scorretto.Temo
che non sia così, il problema è più serio e non immediatamente
risolvibile. Il razzismo "non razzista", e per di più
autolesionista, rappresenta una sindrome nuova, una patalogia inedita che
non può essere affrontata con gli strumenti tradizionali della critica al
razzismo.
L'altra questione molto interessante
da capire è perché tale sindrome si manifesti con più virulenza in
Italia, un Paese caratterizzato storicamente da un razzismo a bassa
intensità.
Se
Israele umilia Obama
(
segnali di una nuova Intifada? )
di Ali Rashid
Forte di una grande lobby che controlla il Congresso e i mezzi
d'informazione, Israele è convinta che gli Stati uniti e di
conseguenza l'intero Occidente prima o poi sosterranno qualsiasi
decisione che essa assuma nei confronti del popolo palestinese. E
non si può dargli torto, perché finora le cose sono andate in
questo modo. L'attuale amministrazione americana ha subito continue
umiliazioni e ha dovuto più di una volta fare marcia indietro a
causa dell'intransigenza del governo Netanyahu. A differenza del
passato, i margini di manovra della Casa bianca in Medio Oriente
sono assai più ristretti. E la colonizzazione ebraica in grande
stile in Cisgiordania e in particolare a Gerusalemme est mette a
repentaglio tutta la strategia americana nella regione e demolisce
l'alleanza fragile che sta costruendo in vista di un disimpegno
dall'Iraq e nell'intento di creare un grande fronte anti-iraniano.
......
Proprio mentre segnali di una nuova Intifada si
moltiplicano ogni giorno e il tema della difesa di Gerusalemme est,
sottoposta ad una continua espulsione dei palestinesi, trova sempre
più convergenza tra forze laiche e religiose in Palestina e in
tutto il mondo islamico.
Usa
e palestinesi infuriati dopo le dichiarazioni di Netanyahu su
Gerusalemme Est, dove palestinesi si sono scontrati coi poliziotti
israeliani
Il giorno dopo le insolenti dichiarazioni del Primo ministro
israeliano Benyamin Netanyahu ("continueremo a costruire
insediamenti come abbiamo fatto negli ultimi 42 anni"), gli
Stati Uniti sospendono la visita dell'inviato speciale in Medio
Oriente, George Mitchell.
La Casa
Bianca vuole risposte, pena la definitiva cancellazione della
missione di Mitchell e l'ulteriore aggravamento di una crisi che in
questi giorni ha fatto toccare ai rapporti tra i due Paesi il minimo
storico. L'alta tensione e' iniziata alla vigilia della visita del
vice-presidente Joe Biden, con l'annuncio della costruzione di 112
nuove case, proseguita durante i colloqui tra Biden e Netanyahu con
la presentazione di un piano per edificare 1.600 unita' abitative e
ha raggiunto il suo apice con il Primo ministro israeliano che ha
deciso di gettare la maschera sulle reali intenzioni del suo
governo, ostaggio sempre di piu' della destra e della lobby dei
coloni. Non e' solo a rischio il processo di pace, ma un'intero
quadro di relazioni diplomatiche e di equilibri geopolitici che, con
la mediazione Usa e l'avallo dei palestinesi dopo un anno di stallo,
si stavano faticosamente ricreando.
Diossina: il
colosso siderurgico Ilva perde le staffe. Ma intanto a Taranto non
si può più pascolare
La più grande
acciaieria europea si irrita perché PeaceLink ottiene dall'Arpa
Puglia i più recenti dati sulla diossina e li fornisce per una
pubblica divulgazione. E intanto la Regione Puglia vieta il pascolo
un un raggio di 20 chilometri dall'area industriale: c'è troppa
diossina. Il bestiame si contamina e la gente si prende il cancro.
12 marzo 2010 -
Alessandro Marescotti
LEGGI
l'articolo su http://www.peacelink.it/editoriale/a/31346.html
LA
LIBERTA' DI ESPRESSIONE FA PAURA!!!!
Dal
Centro Pace
Agli amici, agli
associati, ai simpatizzanti
In occasione della ripresa
dell'attività dopo la pausa invernale,il Centro Pace "Rachel
Corrie" di Ovada intende riallacciare i nodi della rete di
rapporti con quanti ne condividono le finalità.
L' Assemblea dei Soci,
avvenuta in data 12 gennaio u.s. ha rinnovato gli organi
elettivi:
Presidente : Massimo Arata
- Tesoriere . Giorgio Marenco
Direttivo : Massimo Arata-Sabrina Caneva - Stefania Fusero - Enzo
Ferrando - Claudia Siri - Rita Schiavon - Giorgio Marenco - Giorgio
De Grandi - Pier Paolo Poggio - Pietro Tonelli (Banca del Tempo) -
Amelia Maranzana - Marcello Oddone - Silvana Garrone – Raffaella
Romagnolo - Federico Fornaro .
Altri nominativi singoli e rappresentati
di Associazioni sono invitati permanenti al Direttivo allargato. Ci
teniamo però a precisare anche che qualunque iscritto voglia
partecipare ai Direttivi, che si tengono sempre presso la nostra
Sede in piazza Cereseto ad Ovada, ci farà cosa gradita segnalando
il proprio nominativo alla Segreteria del Centro
(Tel 0143.835206 oppure via mail a segreteria@centropacecorrie.it
). Verrà così avvisato sulle date delle riunioni dei
Direttivi stessi.
Nel nostro sito troverete le informazioni
sulle iniziative del Centro .
Nello scorso mese di settembre si è conclusa con
straordinario successo la terza edizione del Premio TESTIMONE
di PACE (www.testimonedipace.org) , che ha contribuito,
insieme alle precedenti edizioni, a far conoscere
il nostro Centro Pace "Rachel Corrie"
in ambito nazionale e anche internazionale.
Come vedi, le iniziative che stiamo svolgendo sono tante,
sicuramente belle ed utili al nostro scopo di costruzione di una
cultura di pace e di nonviolenza .
Ma … per fare tutto ciò abbiamo bisogno
anche di te !
Ci auguriamo quindi di vederti
presto. L’orario di apertura della Sede del Centro di Piazza
Cereseto è
Martedì’ e Giovedì dalle 16.00 alle 19.00 - Sabato dalle 9.00
alle 12.00
Infine, ti ricordiamo che è possibile
iscriversi o rinnovare la propria adesione al Centro Pace venendoci
a trovare in Sede oppure contattandoci telefonicamente al numero
0143 835206 od attraverso e-mail segreteria@centropacecorrie.it
Anche per l’anno 2009, la Tessera di
iscrizione o il rinnovo è di
15 Euro per le persone singole
5 Euro per gli
studenti
25 Euro per le associazioni.
Saluti di pace a tutti !
Il Presidente Massimo Arata